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PieroDiFelice
Il giorno dopo le scintille, le promesse disattese, le premesse vanificate, i tradimenti rivelati, i nomi cambiati, le rabbie e le annunciate rese dei conti, sulle nomine del nuovo cda della Fondazione Tercas sembra sceso il silenzio.

Ma è calma apparente, perché la frattura che ieri si è aperta nel Centrosinistra, e in particolare tra il Pd e il Sindaco, con l’UniTe a giocare il ruolo di terzo gaudente tra i due litiganti, è profonda.

L’impressione è che sia calma sì, ma di quelle che precedono le tempeste.

E mentre a sinistra tuona, e a destra s’osserva senza pubblicamente intervenire, nessuno commenta. 

Tranne il Presidente Piero Di Felice, al quale la “fronda” ribelle del Consiglio di indirizzo ha voluto donare un cda che, agli occhi di molti, non sarebbe filopresidenziale, anzi.
Un segnale chiaro, netto di “censura” di una gestione che viene considerata autoreferenziale.

Ecco, partiamo da qui.

Presidente, cos’è successo ieri?
«Ieri c’è stata la nomina del nuovo Cda, con la scelta di nomi che, sono sicuro, sapranno dare un ottimo contributo alla nostra Fondazione»

Qualcuno, però, dice che lei è stato messo in minoranza… perché i rapporti in Fondazione sono un po’ tesi…

«Noi, fino ad oggi, nel mio mandato, abbiamo sempre approvato tutto all’unanimità, c’è stata sempre una grande coesione, e questo penso che non possa essere messo in discussione come dato oggettivo». 

Ma i nomi del nuovo Cda sono stati una sorpresa per lei?

«Io non posso parlare di sorpresa, prendo atto che il Consiglio di Indirizzo ha lavorato con le sue sensibilità all’analisi dei curricula, ed è normale che si esprimano delle delle valutazioni, non parlo sulle persone, ma sui titoli e tanti altri aspetti, e poi è uscita quel tipo di sintesi, che rispetto e che risponde ai vincoli statutari».
Sembra però, che dal punto di vista politico si sia voluto riequilibrare, perché prima la Fondazione era un po' spostata a destra…
«Guardi, questo non mi risulta, perché se andassimo a vedere come era composto il consiglio precedente, io non vedo sinistra o destra all'interno del consiglio di amministrazione precedente, vedo un buon equilibrio tra persone e un buon lavoro fatto tutti insieme… non è questione di politica, ma di risultati».

Ecco, a proposito di risultati, il prossimo appuntamento è l'approvazione del bilancio..
«Sì, e sarà un bilancio che segna nuovi risultati positivi, l’anno scorso abbiamo aumentato il capitale di circa 600.000 €, mentre quest'anno avremo un bilancio che segnerà un dato positivo intorno ad 1,3 milioni, il che significa che Capitale della Fondazione sfiorerà i 97 milioni di euro rispetto ai 94,6 di due anni fa, e con un fondo di stabilizzazione dell'erogazioni che passerà dalla media degli anni precedenti di 1,4 milioni a 2,8 milioni, questo significa che si mantiene un equilibrio di erogazione verso i territori anche se il quadro economico globale dovesse subire una contrazione, come in questo periodo di guerre e rincari, ma noi potremo mantenere la qualità dei nostri interventi sul territorio».

Presidente, ma è vero che è stata prorogata la sua presidenza per altri due anni? 

«Sì, è vero, perché c'è stato un adeguamento del MEF per rendere fondazioni più stabili da questo punto di vista, quindi c'è stato un allungamento di mandato… votato all’unanimità»
Ma se andate così d’accordo, allora adesso che è successo, perché questa “crisi” tra lei e il Consiglio di indirizzo?

«Io non la vedo, non sento la crisi, cambiano le persone, però penso che se poi si lavora tutti in una stessa direzione non vedo situazioni ostative, insomma l’importante è che si vada tutti nella stessa direzione, sempre».


Elisabetta Di Carlo