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Già il semplice nome di Giuda oggi, e da secoli, suscita tra i cristiani un’istintiva reazione di condanna. Giuda, “l’iscariota” appellativo controverso, c’è chi vede la semplice trascrizione di una radice ebraico-aramaica significante: “colui che lo consegnerà”.
Mentre si avvicina il giovedì santo, mentre Gesù intravede il Golgota, mentre assapora il calice amaro, mentre assapora le ultime cene prima di diventare l’agnello sacrificale, Giuda è li con lui, vicino, al punto da poter sentire il battito del cuore di Gesù. Mentre Gesù lava i piedi, e insegna un ultimo gesto di carità, lui è li con lui. Mentre Gesù prega e implora “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice!” Giuda è l’unico li con lui nell’orto degli Ulivi, nella notte fosca.
Giuda appartiene al gruppo di coloro che Gesù si era scelto come stretti compagni e collaboratori. Ciò mi suscita due domande. La prima: come mai Gesù abbia scelto quest’uomo e gli abbia dato fiducia tanto più che Gesù pronuncia un giudizio molto severo su di lui: “Guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!” (Mt 26,24).
Una seconda domanda riguarda il motivo del comportamento di Giuda: perché egli tradì Gesù? La questione è oggetto di varie ipotesi note. Comunque sia la figura di Giuda, diviene così l’icona del tradimento. Ma anche una figura chiave del Vangelo. “Giuda fu colui che lo tradì”, così dice Marco (3,19). Per il denaro ? Per un’illusione delusa Perché “…satana entrò in Giuda” ? O perché era questo il compito scelto per lui “perché tutto si compisse” ? Nessuno può dirlo. Ma questo cambia completamente le cose. Siamo certi della sua colpevolezza? Giuda è l’uomo che denuncia Gesù al Sinedrio per farlo arrestare. E’ dunque un traditore ? Ma se il Cristo, il Dio fatto uomo, venuto per salvare gli uomini con il suo sacrificio, non fosse stato arrestato, come sarebbe arrivato al martirio e alla croce “perché si adempisse la Scrittura” ? Se il tradimento era scritto fin dall’inizio nel disegno di Dio, che comprendeva la morte salvifica del Figlio, quale responsabilità poteva ricadere su chi ne doveva essere, e fu, solo lo strumento di attuazione? La questione è delicata: da un lato, c’è Dio che opera a suo modo nella storia e nel mondo; d’altro lato, c’è la libertà degli uomini. Se la libertà di Dio, si espresse collocando l’evento del tradimento in un disegno superiore, la volontà di Giuda fu esercitata liberamente ? Per la Chiesa Giuda sceglie coscientemente e responsabilmente il tradimento. E Dio inserisce questo atto umano infame nel suo progetto di redenzione. Ma se il tradimento era un atto previsto fin dal principio, annunciato dai profeti, allora Giuda non ha nessun libero arbitrio, non può evitare di tradire Gesù. Se Giuda non può controllare il suo tradimento, allora, la sua punizione e rappresentazione come traditore nella cultura occidentale non è meritata. Qual è la verità ?
Dal dramma di un tradimento, dall’odio di un gruppo di persone, dall’ingiustizia di due tribunali - il sinedrio e il pretorio - dalla violenza della frusta, dalla brutalità della croce, origina la redenzione. Come scrisse Tim Rice - autore nel 1968 dei testi del musical Jesus Christ Superstar, che creò grande scandalo - quando pensiamo al tradimento che ha condotto alla morte di Gesù, dobbiamo ricordare che questo tremendo supplizio fu trasformato da Cristo in salvezza. Certo la nostra idea su Giuda cambierebbe se dovessimo immaginare che fu Dio in persona, e non Giuda Iscariota, a “consegnare” il figlio. Giuda fu complice, disperato ma complice del progetto ? O fu vittima del progetto di Dio ? Cambierebbe la storia della resurrezione se, alla fine dovessimo scoprire che Giuda fu l’apostolo più fedele ? Si impicca per il rimorso o per il dolore? Ha colpe o è una vittima dei piani di Dio ?. Gesù implora “Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu". Ma dio non interviene. Sulla Croce, tra i dolori strazianti della croce, “Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lama sabactàni”?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ma Dio non interviene. Nel suo misterioso progetto salvifico, Dio usa Giuda come strumento per la redenzione del mondo ? Come ogni giorno usa l’uomo per i suoi progetti. E’ vero: è molto difficile cogliere, il disegno di Dio. E’ difficile capire come ci utilizza. Dio con le nostre mani dona misericordia, offre speranza, con le nostre mani regala il pane a poveri sconosciuti, rialza chi è caduto, offre protezione ai deboli senza nome, crea, si prende cura degli anziani, sostiene chi è nella paura, libera chi è nel peccato, salva chi è malato, benedice i peccatori, ma anche corregge, condanna e punisce. Ma con le stesse mani usa violenza, crea malvagità infinite. E noi, quando ci troviamo in una situazione nella quale non si vedono sbocchi, alternative possibili, o quando si è ormai perduta ogni speranza, quando siamo soli, nella notte, in difficoltà, solo allora sappiamo accettare e invocare l’intervento divino comprendendo che siamo nelle mani di Dio. Ma la stessa comprensione non la usiamo quando ci troviamo in situazioni positive, gioiose, di felicità, di benessere. Eppure siamo sempre nelle mani di Dio, e queste non intervengono solo in extremis per salvare l’uomo da situazioni disperate, ma lo accompagnano in tutta la sua esistenza su percorsi spesso difficili da comprendere. Confidare è difficile. Credere in questo è difficilissimo. Capire che chinare la testa, accettare non è un atto di impotenza è veramente molto difficile. Ma è l’atto iniziale di una vita cristiana. E inizia quando all’orizzonte intravediamo nitida la Croce.

Leo Nodari