
Una macchina scenica perfetta. Espressione di una potenza mediatica e spirituale senza pari.Un teatro liturgico, iconografico, narrativo, unico. Tutto per celebrare Cristo che accetta la croce. E dire al mondo “Questo è il tempo della speranza”. E’ il sabato santo. E’il giorno più lungo. Il giorno del silenzio tra dolore e speranza. Il giorno di frammezzo tra morte e vita. Il giorno della riflessione tra dubbi e certezze. Sabato santoè il giorno della meditazione e della speranza mentre la via dolorosa del Calvario ci invita a seguire la crocementre mille ragioni quotidiane ci tirano dalla parte di Erode, dei sacerdoti, di Pilato e della folla. Il silenzio del sabato ci parla così chiaramente e ci chiede da che parte stiamo; dalla partedel mondo tutto egoismo, interessi, calcoli e algoritmi, dalla parte dell’egoismo fatto sistema, delle logiche fredde e logiche implacabili?Odalla parte dei bambini che piangonotra malattie, fame e povertà in metà di questo pazzo mondo, degli adolescenti che si sentono insicuritra le nostre mura sicure e si buttano via, degli adulti che hanno sbagliatostrada e degli anziani che vogliono ancora sognare. Le nostre lacrime sono sincere, o di circostanza. Ci mettiamo sulle spalle almeno ogni tanto qualche pezzo di realtà che va semplicemente portato senza altri interessi o siamo i “volontari” che usiamo tutto e tutti per una foto, per la nostra tasca ?Noi, “i buoni” andiamo per la nostra strada senza guardare in faccia nessuno, le notizie non ci commuovono, le persone diventano numeri, e per ascoltare veramente non c'è mai tempo.O siamo al nostro posto fra chi spera ancora, fra chi non si rassegna a pensare che l’ingiustizia è inevitabile, rompiamo la catena dell’ineluttabile, gli automatismi che distruggono la casa comune e la fraternità, o il nostro è un perenne lamento "non c'è più niente da fare" ? Quella croce stagliata sul monte ci dice che occorre soltanto non voltare la faccia e non “lavarsene le mani” quando inciampiamo in chi è sconfitto dalla società della competizione, quando incrociamo chi non ce la fa, chi è caduto nel cantiere disumano dell’infermo che scaccia e scarta. Mi dispiace per la gran parte dei presunti cristianucci ma il sabato santo ci impone di scegliere da che parte stare: o dalla parte di chi insegue i primi posti ad ogni costo e chi giace sfinito in un letto e sente finito il suo viaggio. Mi dispiace per gli inutili pretacchiulisenza palle e senza fede,che vivono da morti anche se respirano e per le loro amiche prefiche dei vari gruppi e gruppettini di nullafacenti ma sabato santopiù che in altri giorni ci urla che la Chiesa ha ancora “qualcosa” da dire e molto da dare, anzi, ha Qualcuno da annunciare a questo mondo stanco che vivetra sentimenti di paura e pessimismo, in molte zone cattivo, dal futuro sfumato. La croce ci annuncia la Pasqua, la resurrezione del Cristo che non è un'illusione, è verità. che guarisce il nostro peccato, checambia la nostra paura in fiducia, la nostra angoscia in speranza.E’ Lui la speranza.
Leo Nodari

