“A volte gli occhiali per vedere Gesù sono le lacrime”. Sono le parole che scrisse Papa Francesco per commentare il Vangelo secondo Giovanni che ci parla dell’incontro di Cristo risorto con Maria di Magdala. Mi ha sempre colpito la volontà di Cristo, appena risorto, di incontrare una sola persona: Maria di Magdala che piange curva sul sepolcro aperto e vuoto, completamente smarrita. Maria Maddalena era innamorata di Gesù. E fu amata da Gesù. In quell'epoca, era molto raro per un ebreo maschio essere celibe, poiché il fatto poteva essere considerato come una trasgressione della prima mitzyah (comandamento divino), "moltiplicati", e ciò è pressoché impensabile, nella tradizione ebraica per un rabbi o maestro, come Gesù è chiamato nei Vangeli. Nel 596 un Papa blasfemo e arrogante, come un Vescovo di mia conoscenza, per paura che il popolo la immaginasse invece come sua sposa. volle che Maria fosse immaginata come una prostituta. Una autentica menzogna data in pasto a quelli sempre “buoni” che si credono giusti, sempre falsi e perfetti con il culo sempre ben parato, viscidi e antipatici, mai colpevoli. Quelli che stanno sempre con Pilato e il sinedrio pagano. “Quelli con gli spari sopra” direbbe Vasco. Maria diventa così una “peccatrice”. Ma nel Vangelo questo non è scritto. Ed io credo al Vangelo. Non ai Vescovi che si vendono per 10 denari. Attorno all’anno 1000, da alcune tradizioni popolari, invece su confusa con Maria di Betania, sorella di Lazzaro, che in casa di un notabile fariseo, aveva bagnato i piedi di Gesù con oli profumati, e li aveva asciugati coi suoi capelli sciolti. Ma la Maddalena – oggi venerata dalla Chiesa che Papa Francesco chiamava “apostola degli apostoli” - non portava capelli sciolti. Sia come sia, Maria, del paese di Magdala,è una delle figure principali dei Vangeli, e la sua è una delle vicende di donna più intriganti della storia.Malata, guarita, seguace, apostola, amante, moglie. Sia come sia. E’ presente in tutti i vangeli, sempre vicina a Gesù, èla testimone della morte. Significativamente, nel quarto vangelo, nella scandalosa assenza dei discepoli traditori, bugiardi, vili e fuggiaschi, appare sotto la croce insieme alla madre di Gesù. È poi presente quando Giuseppe d’Arimatea depone il corpo di Gesù nel sepolcro, che viene chiuso con una pietra. Il terzo giorno dopo la morte, a Lei l’angelo dice “Non è qui”. A Lei viene annunciata la Pasqua. Nel cuore della notte. Lei non aspetta i chiarori dell'alba. Passato il sabato, va alla tomba.In lei c’è ildesiderio di stare vicino al corpo morto di Gesù. È torturata dall’“ardente assenza” cantata da Rainer Rilke. C’è qualcosa di straordinario in questo amore persistente, al di là della morte, che induce Maria a cercarlo.Perché per lei Gesù significava tutto.Maria, la madre di Gesù, certamente viveva per Gesù, Maria di Magdala, l’amata, invece viveva grazie a Gesù. Il suo percorso fino al sepolcro ha un valore simbolico: Maria rilegge tutta la sua vita con Gesù, con la nostalgia per ciò che è stato e non potrà più ritornare. Ma lo trova vuoto. “Non è qui”. E dov’è allora il corpo ? “Mariám!”, la chiama per nome, e subito lei, “voltandosi” verso di lui, il Gesù risorto, è pronta a riconoscerlo e a dirgli: “Rabbunì, mio maestro!”. E cessa ogni sofferenza. Maria che lo ha visto morire crede al Cristo.Maria che lo ha visto nel sepolcro crede in Lui. Crede fermamente che lei vede il risorto, il vero Cristo . Tra le lacrime lo riconosce. Si, ècolui che amava; veramente era risuscitato dai morti colui che aveva visto morire . Maria sa riconoscere Gesù,vivo e presente. Sa riconoscere la Pasqua, la resurrezione, la vittoria sul male, la speranza che vince ogni disperazione. Questa è l’ esperienza che, a ognuno di noi, può cambiare la vita, che qualche volta diviene deludente e buia. Cristo si manifesta in ognisofferenza, in ogni delusione: quando nel lavoro, nel matrimonio, nella salute ci troviamo a vivere un evento che ci fa del male.Per quanto ci impegniamo, solo con la nostra buona volontà, solo conil nostro amore, non riusciamo a superare un vero dolore. Lui è li , ma spesso non riusciamo a riconoscerlo. Piangiamo, ci disperiamo, urliamo, imprechiamo, ma non passa. Lui è li ma non riusciamo a riconoscerlo. Quando una malattia ci colpisce o ferisce un nostro caro, noi ci disperiamo, imprechiamo, ma non passa. Lui è li, ma presi dal nostro io, non riusciamo a riconoscerlo. Non siamo immortali ne invincibili. Il telefonino non ci protegge. La ricchezza non ci salva. I falsi miti che idolatriamo non ci riparano. Solo Lui, la Verità, la Via, può dare senso alla nostra vita. Riconoscere oggi Cristo, fidarsi di Lui, come fa la Maddalena davanti ad una sepolcro vuoto, significa ricevere la vita vera dentro di noi, vincere le morti “quotidiane”. Ancora oggi , da una parte Cristo cerca il suo popolo con amore e pazienza, e dall’altra, noi non lo riconosciamo quando viene. Da qui nasce spontanea la domanda che ogni cristiano deve rivolgere a se stesso: sono capace di riconoscere Cristo il salvatore come seppe fare, subito, Maria, la donna del terzo giorno ? Sant’Agostino diceva una frase molto forte: “Ho paura di Gesù che passa!Ho paura di non riconoscerlo!”. Solo chi lo cerca, come Maria, saprà riconoscerlo.
Leo Nodari

