Ho appreso che la Giunta comunale di Teramo ha approvato il Documento di indirizzo alla progettazione (DIP) per l’adeguamento sismico, energetico, impiantistico e funzionale della scuola primaria “Risorgimento”, prevedendo la demolizione e la ricostruzione in situ dell’edificio. Come opposizione lo avevamo detto pochi giorni fa e oggi lo ribadisco: dopo otto anni di governo della città, presentare una delibera di indirizzo significa certificare che su questo tema non è stata assunta alcuna decisione vera.
Una delibera dovrebbe deliberare, cioè scegliere e assumersi una responsabilità politica. Qui, invece, si “indirizza”. Tradotto: nessuna decisione operativa, nessun progetto definito, ma solo un’indicazione agli uffici di valutare, studiare, progettare. Dopo otto anni, questo non è più accettabile. Una Giunta che governa da così tanto tempo dovrebbe essere in grado di indicare una soluzione, spiegare perché una strada è migliore di un’altra, presentare un piano chiaro. Limitarsi a un atto di indirizzo equivale ad ammettere che finora non si è fatto nulla.
La scelta di demolire e ricostruire non è neutra, ma profondamente politica. Comporta costi più elevati, demolizioni, smaltimento in discarica e una nuova costruzione che rischia di replicare il modello Cona, trasformandosi in una struttura prefabbricata. Un modello che non solo costa di più, ma cancella pezzi di città e di memoria collettiva. Questi edifici non sono scatole vuote: raccontano la storia di generazioni di teramani. Sostituirli con moduli standardizzati significa perdere identità, oltre che risorse.
Qui emerge la contraddizione più grande. In una città che da anni registra un calo delle nascite e una diminuzione delle iscrizioni scolastiche, programmare demolizioni e ricostruzioni senza una visione demografica e scolastica significa rischiare di creare strutture sovradimensionate, destinate a diventare cattedrali nel deserto. Demolire la memoria storica per costruire edifici di questo tipo non è programmazione: è improvvisazione costosa.
Un’improvvisazione in cui, troppo spesso, si scelgono le strade che comportano interventi più grandi, tempi più lunghi e costi progettuali più elevati. A vantaggio di chi? Sicuramente non dei cittadini.
Questa amministrazione si è presentata come quella della memoria, della cultura e della storia di Teramo, con slogan come “Teramo al centro”, “Teramo cultura”, “Teramo futuro”. Oggi, davanti a queste scelte, quelle parole risultano smentite dai fatti. Perché chi difende la memoria non demolisce senza una visione, e chi parla di futuro non può permettersi di navigare a vista su scuole e investimenti pubblici.
Dopo otto anni, Teramo non ha bisogno di atti di indirizzo, ma di decisioni vere. Continuare a rinviare, spendere di più e cancellare pezzi di storia cittadina senza una strategia chiara non è amministrare: è consumare tempo e risorse. Su questo terreno si misura la credibilità di chi governa.
Mario Cozzi
Consigliere comunale Forza Italia

