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10582173709759919289.jpg“Il Programma Operativo 2026–2028 della Regione Abruzzo non è uno strumento di rilancio della sanità pubblica, ma un piano esclusivamente fondato su manovre di contenimento e tagli lineari, che nel complesso ammontano a circa 170 milioni di euro di riduzione della spesa sanitaria nel triennio 2026/28 senza considerare che il Piano nonostante i tagli previsti continua a prevedere deficit per tutto il triennio da coprirsi con l'aumento delle tasse imposto da Marsilio.  Un dato politico e finanziario inequivocabile, che smentisce ogni narrazione di rafforzamento del sistema e colpisce in modo diretto la sanità territoriale e i servizi di prossimità, quelli destinati alle persone, agli abruzzesi delle aree interne, ai fragili”, durissimo il commento del capogruppo Pd Silvio Paolucci ex assessore a sanità e bilancio sul programma operativo 2026/2028 varato dal governo Marsilio. “Nel dettaglio, il piano prevede: oltre 30 milioni di euro in meno sugli investimenti, riducendo la capacità strutturale del sistema di modernizzarsi e rispondere ai bisogni futuri; tagli rilevanti sul personale, tra riduzioni e mancate sostituzioni, per un totale che supera i 48 milioni di euro nel triennio e che colpirà anche i servizi amministrativi ma anche quelli di pulizia e manutenzione ; ulteriori compressioni sulla spesa per dispositivi medici e farmaceutica per un totale di 36 milioni, nonostante la Regione continui a registrare scostamenti dai tetti di spesa e casi di mancanze dei farmaci salvavita; un colpo diretto anche alla sanità territoriale con 12 milioni tolti anche di euro sui medici di medicina generale, proprio mentre cresce l’invecchiamento della popolazione e il carico delle cronicità - elenca Paolucci - . L’unica voce che potrebbe rappresentare un’iniezione di risorse, il trattamento accessorio del personale, viene però rinviata e resa incerta: non è garantita per il 2026 ed è spostata sul 2027–2028, nonostante sia riconosciuta sempre e strutturata nel resto d’Italia. Una scelta grave, che penalizza il personale sanitario e mina la tenuta quotidiana dei servizi. Come accade anche per la sanità territoriale indebolita e con una programmazione contraddittoria. Incoerenze politiche evidenti nella decisione della Regione a individuare nuovamente due DEA di secondo livello, smentendo apertamente la precedente programmazione e le posizioni approvata e sostenuta. Una giravolta clamorosa, che certifica l’assenza di una linea chiara e affidabile e delle imminenti prescrizioni e obblighi che avremo dai tavoli nazionali. Ultimo, non per importanza, il tema della creazione di nuove Aziende ospedaliere, ma senza stanziare un solo euro per renderle operative o per investire; gravissima quella sul partenariato pubblico-privato per la gestione dei presidi pubblici, con formulazioni vaghe e allusive che lasciano intravedere una privatizzazione strisciante della sanità pubblica, soprattutto nei territori più fragili. Tutto questo avviene mentre il sistema sanitario regionale resta in deficit per l’intero triennio e l’equilibrio dei conti viene garantito esclusivamente attraverso l’aumento delle tasse regionali, scaricando sui cittadini il costo di scelte politiche sbagliate. Un commissariamento di fatto. Una Regione che non governa più la propria sanità. Le decisioni strategiche su Azienda Zero, sulle Aziende ospedaliere e sui DEA vengono rinviate, subordinate o rimesse a tavoli esterni, mentre il Programma Operativo è adottato ma non realmente approvato, in attesa di prescrizioni ministeriali. Il Programma Operativo 2026–2028 non salva la sanità abruzzese: la ridimensiona, la indebolisce e la rende sempre più dipendente da tagli, tasse e privati. Altro che rilancio: 170 milioni di euro di tagli alla sanità pubblica rappresentano un colpo durissimo al diritto alla cura e alla sanità territoriale, pagato interamente da cittadini, operatori e territori”.