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Il Mo.Te. finisce all’asta con una base di 1,7 milioni di euro, mentre i debiti superano i sei milioni e ottanta lavoratori attendono certezze sul futuro. È questo il quadro emerso oggi pomeriggio a Tossicia, durante l’assemblea dei sindaci soci del Consorzio, convocata dal commissario Ivan Di Cesare per illustrare il piano di salvataggio depositato al tribunale e già sottoposto alla giudice delegata, dottoressa D’Ignazio. La procedura delineata prevede la messa in vendita del Consorzio e l’intervento, tramite offerta pubblica, della Teramo Ambiente, indicata come soggetto in grado di garantire la continuità del servizio e la tutela occupazionale. Un passaggio considerato inevitabile alla luce di una situazione debitoria «molto pesante», stratificata nell’arco di circa vent’anni, che ha progressivamente compromesso gli equilibri finanziari del Mo.Te. Il nodo centrale resta la salvaguardia degli 80 addetti, per i quali il piano punta alla messa in sicurezza occupazionale attraverso il subentro del gestore unico. «L’obiettivo è garantire servizio e posti di lavoro», avrebbe ribadito il commissario ai primi cittadini, sottolineando come la scelta dell’asta rappresenti l’unica via giuridicamente praticabile per superare l’insolvenza. Ma l’operazione ha inevitabili ricadute politiche. Il possibile passaggio del Mo.Te. sotto l’orbita di Teramo Ambiente riapre infatti il tema della governance pubblica dei rifiuti in provincia e del progressivo accentramento nel capoluogo. Alcuni amministratori temono la perdita di autonomia dei piccoli comuni montani nella gestione del servizio, mentre altri vedono nell’ingresso della Te.Am. l’unica soluzione industriale credibile dopo anni di criticità gestionali e bilanci in rosso. Sul tavolo resta anche la responsabilità politica del dissesto: una esposizione superiore ai sei milioni maturata in due decenni chiama in causa scelte amministrative e modelli organizzativi che non hanno retto alla prova dei conti. La partita ora si sposta sul terreno giudiziario e su quello delle alleanze istituzionali: dall’esito dell’asta e dalla capacità del territorio di fare sintesi dipenderà non solo il destino del Consorzio, ma l’assetto futuro del ciclo dei rifiuti nell’area montana teramana.

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