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ANGELONILAURAIl funzionamento del Consiglio comunale di Teramo torna al centro della polemica politica. A sollevare il caso è la consigliera comunale Laura Angeloni, che denuncia una progressiva rarefazione delle sedute dell’assise civica e delle commissioni consiliari, parlando apertamente di una fase di forte rallentamento dell’attività democratica cittadina.

Secondo Angeloni, dall’ultima convocazione ordinaria del Consiglio, risalente a febbraio, non ci sarebbero più stati momenti di confronto istituzionale, fatta eccezione per un Question Time nel mese in corso. Un quadro che, a suo giudizio, confermerebbe una tendenza ormai consolidata: il Consiglio verrebbe riunito quasi esclusivamente in corrispondenza di adempimenti obbligati, in particolare quelli di natura finanziaria, senza una programmazione costante e strutturata.

Nel mirino anche il funzionamento delle commissioni, che per la consigliera sarebbero gestite con superficialità e scarsa attenzione organizzativa. Angeloni segnala convocazioni sovrapposte nello stesso giorno e alla stessa ora, errori nelle date e successive correzioni, elementi che finirebbero per generare disordine e rallentare ulteriormente l’attività amministrativa.

Il confronto con altri centri del territorio, osserva l’esponente di opposizione, renderebbe ancora più evidente l’anomalia teramana. In diversi Comuni limitrofi, infatti, consigli e commissioni si riunirebbero con cadenza settimanale, consentendo un confronto continuo sui temi locali e una partecipazione più attiva dei rappresentanti eletti. A Teramo, invece, si starebbe assistendo a una sorta di sospensione forzata della dialettica democratica.

Da qui le domande rivolte ai vertici istituzionali: Angeloni si chiede se l’assenza di convocazioni dipenda da una mancata regia del presidente del Consiglio o se, piuttosto, le scelte vengano definite altrove prima del passaggio in aula, relegando il Consiglio a un ruolo di semplice ratifica.

La consigliera estende poi le sue critiche al metodo di governo del sindaco Gianguido D’Alberto, accusato di avere gestito il Comune in modo troppo personale, senza un reale confronto politico e amministrativo. Un’impostazione che, sempre secondo Angeloni, avrebbe prodotto nel tempo una crisi interna alla maggioranza, resa evidente anche dalle tensioni legate ai rimpasti di giunta.

Nel suo affondo, l’esponente comunale parla di una maggioranza divisa, incapace di trovare una sintesi politica e più concentrata sugli equilibri interni e sulla distribuzione degli incarichi che sulle questioni aperte della città. L’impressione, sostiene, è quella di un’amministrazione sempre più distante dai bisogni reali di Teramo e orientata soprattutto alle prospettive politiche personali del primo cittadino.

Per Angeloni, il punto da cui ripartire è il ripristino pieno delle funzioni del Consiglio comunale, affinché tutte le rappresentanze politiche possano offrire il proprio contributo all’azione amministrativa. Da qui l’auspicio finale: tornare a un calendario regolare e fitto di sedute consiliari, così da garantire partecipazione democratica e affrontare con continuità i problemi della città.