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PHOTO-2026-04-29-18-47-10.jpgPHOTO-2026-04-29-18-48-12.jpgLa maggioranza di centrosinistra a Teramo prova a ricompattarsi dopo il rimpasto nella “nuova-vecchia” giunta, e il clima che emerge è, nel complesso, di prudente soddisfazione. Il Partito Democratico, attraverso la segretaria comunale Pamela Roncone, rivendica il proprio senso di responsabilità: i dem hanno scelto di rinunciare a deleghe pesanti come il Bilancio e al ruolo di vicesindaco pur di mantenere due assessorati e la presidenza del Consiglio comunale, incarico particolarmente ambito all’interno della maggioranza. Un sacrificio politico che, secondo i dem, ha contribuito a sbloccare l’impasse. In questo quadro, Alberto Melarangelo dovrebbe restare al suo posto, rafforzato dall’intesa raggiunta. Più sfumata la posizione di Stefnia Di Padova, che lascia trapelare qualche malumore ma, nei fatti, decide di proseguire il percorso all’interno della coalizione. Scelgono il silenzio Sandro Mariani e Camillo D'Angelo, mentre Giovanni Cavallari guarda al risultato con favore: per lui la priorità è il rilancio dell’azione amministrativa. Cavallari, inoltre, esce politicamente rafforzato, conservando deleghe rilevanti come scuola e protezione civile e acquisendo anche il Bilancio, sottratto alla Di Padova. Novità anche sul fronte degli equilibri interni: il ruolo di vicesindaco passa ad Antonio Filipponi, che lascia le deleghe più controverse – come traffico e Pums – per assumere una posizione politicamente più centrale. Sul piano delle prospettive future, il sindaco Gianguido D'Alberto sembra aver tracciato una linea chiara: ridimensionata l’ipotesi di una candidatura della Di Padova, prende invece quota proprio Filipponi, indicato di fatto come possibile erede alla guida del centrosinistra cittadino. Resta ora da capire se saprà capitalizzare questa investitura implicita e trasformarla in una leadership riconosciuta.