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Screenshot_2026-04-30_alle_05.25.37.pngSono 31 le candidature presentate al Ministero della Cultura per il titolo di Capitale italiana del libro 2027, un numero che conferma la crescente attenzione verso la promozione della lettura e delle politiche culturali diffuse. Tra queste c’è anche la provincia di Teramo, che partecipa con una proposta in forma aggregata insieme ad altri Comuni del territorio. Il termine per la presentazione delle domande è scaduto lo scorso 18 aprile. Complessivamente, le candidature coinvolgono 92 Comuni, segno di una forte partecipazione e di un interesse sempre più ampio per iniziative capaci di coniugare cultura, inclusione e sviluppo sociale.

Per quanto riguarda il Teramano, la candidatura si distingue per il gioco di squadra: oltre al capoluogo Teramo, partecipano infatti diversi centri della provincia, tra cui Alba Adriatica, Giulianova, Montorio al Vomano, Nereto, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Sant’Omero, Silvi, Tortoreto e Crognaleto. Un’alleanza territoriale che punta a valorizzare le diverse identità locali sotto un’unica visione culturale.

I progetti presentati mettono al centro il libro e la lettura come strumenti di crescita culturale e coesione sociale. L’obiettivo è creare una rete capace di coinvolgere scuole, associazioni e cittadini, promuovendo eventi, incontri e attività dedicate a tutte le fasce d’età.

La selezione sarà affidata a una giuria composta da cinque esperti indipendenti nei settori della cultura e dell’editoria, nominati dal Ministero della Cultura. Entro il 30 giugno 2026 verrà individuata una rosa di finalisti, fino a un massimo di dieci progetti. I Comuni selezionati saranno poi chiamati a presentare pubblicamente i propri dossier.

La decisione finale arriverà entro il 31 luglio 2026, quando il Ministro della Cultura designerà la città vincitrice. Al Comune che otterrà il titolo sarà assegnato un contributo fino a 500 mila euro per la realizzazione delle attività previste.

Per Teramo e il suo territorio si tratta di un’occasione importante, non solo per ottenere un riconoscimento nazionale, ma anche per rafforzare una progettualità culturale condivisa, capace di lasciare un segno duraturo.