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GIGIRRIVA
Non sopporto il campionato di serie D. 
E non perché lo ritenga un campionato di dilettantistico. E non perché ogni tanto veda gente che si ostenta a calciatore di rango e non stoppa neppure una palla. Detesto ogni forma di calcio dilettantistico quando non è consapevole del proprio livello o quando scimmiotta il calcio milionario dei campioni.  Ieri, al Bonolis, una squadra battagliera, seppure con un organico alquanto modesto rispetto al Teramo, ha spezzato, forse definitivamente, i sogni di promozione dei biancorossi.  La serie D non è contesto di geometrie, di sofismi tattici, di architetture algebriche che, in fondo, non significano proprio niente. La serie D è una plaza de toros, ove la differenza è prodotta soprattutto dal ritmo, dall’aggressività, dalle individualità, dalla personalità guerresca dei contendenti, dai tanti errori.  La vittoria di Ancona, conseguita grazie a due ripartenze (chiamarli contropiedi sarebbe scientificamente più corretto) e il pareggio contro l’Ostiamare, raggiunto grazie allo schema del caos e delle mischie ansiogene, dimostrano che la ricerca dell’errore altrui è più importante di ogni, altra alchimia di posizionamento.  La giornata di ieri è stata beffarda. Sino a quindici minuti dalla fine, il Teramo era ancora nelle condizioni di agganciare la vetta. Un grande ed onesto Notaresco ha cercato in tutti i modi di fermare i biancoviola. Meritando anche il doppio vantaggio, non intervenuto per una beffarda traversa. Poi, i laziali invertono il risultato, anche grazie ad un rigore sanzionato al quinto minuto di recupero per un discusso fallo di mano.  Anche l’Ancona scavalca il Teramo, grazie ad un successo esterno a Fossombrone, dopo l’iniziale svantaggio.  Terzo posto, a quattro punti dalla capolista, a tre punti dall’Ancona, con tre gare da giocare.  Passiamo alla statistica. Ponderiamo le percentuali di successo nelle prossime tre gare. Potrebbe finire così?

IMG_3211.jpgInutile ricordare quanto impattino i due punti persi ieri o, ancor più, quelli di San Mauro Pascoli.  Di una cosa siamo certi. Il Teramo è la squadra più forte del girone, ampiamente la più attrezzata in termini di organico, l’unica tra le pretendenti a schierare calciatori che, con la serie D, non hanno nulla a che fare. Inizia ad essere tempo di scrutini. La società merita il massimo dei voti. Avere in squadra Angiulli, Carpani, Sereni e Njambé è tanta roba per un campionato dilettantistico. Potersi permettere Fall in tribuna la dice lunga. Anche i tifosi meritano il massimo. Quando ad Ancona trasferisci mille e duecento supporters vuole dire che sei di categoria superiore. Quando popoli il Bonolis con quattromila spettatori vuol dire che la storia di passione è rinata, anche in barba alle tante, indimenticabili delusioni, amarezze, sentenze. Aspetteremo la fine del campionato per valutare lo staff e la rosa dei calciatori. Mancano ancora tre partite e, sulla carta, tutto è ancora possibile, anche perché sia l’Ostiamare e sia l’Ancona hanno palesato, a più riprese, limiti evidenti e repentini cali, cui la speranza teramana ora deve aggrapparsi. Sì, oggi la piazza biancorossa deve tifare al contrario.  Perché il Teramo non è stato, sino ad ora, in grado di decidere positivamente le proprie sorti, come il forte organico, la grande piazza sportiva e la sua storia avrebbero fatto presagire.
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