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Chitarra pallottine 7532 1

 

 

Continua la "guerra delle scrippelle". Dopo la lettera del giornalista Rocco D'Errico, la risposta di Leo Nodari e la controrisposta di Rocco D'Errico, ecco la contro-controrisposta di Leo Nodari

 

Che poi io preferisco la chitarrina alle pallottine

 

E per chiudere riassumiamo: inutile indicare le stelle a chi sa guardare solo il dito, a chi è in malafede. Sabato scorso l’Accademia della cucina teramana è riuscita a far venire a Teramo, e non è facile, il programma Rai “Sereno Variabile” per promuovere il nostro territorio. Ci è riuscita perché qualcuno l’ha pensato, dopo lettere, telefonate, soldi spesi, impegni presi, sbattimenti vari, per conoscenza, per amicizia, per qualità di un lavoro svolto sul territorio. Ed è stata opportunamente coinvolta l’Università di Teramo già fortemente coinvolta nel discorso gastronomico e bio tecnologico e che sempre di più lo sarà sulle specialità enogastronomiche del nostro Territorio. E’ stata una cosa buona ? Secondo me si.
Nel corso della trasmissione è intervenuta la bravissima cuoca Annarita Di Domenico. Su di lei esprimo un giudizio soggettivo perché la conosco da anni, ne conosco le qualità umane e le capacità professionali, e quindi mi ripeto: bravissima.
Non c’erano i numberone Daniele Zunica ne Sabatino Lattanzi; non c’era l’“umile cantiniere” Marcello ne Filomena “Capolinea”; non c’erano il fratello di fede giallorossa Massimiliano “Perla nera” ne Valerio del “Palmizio”, non c’era Marco Manetta ne Francesco del “Bacucco”, non c’erano i tanti che avrebbero potuto esserci per rappresentare la nostra bella Teramo per fortuna ricchissima di talenti e di virtù in questo campo. E non hanno detto niente perché sono dei fuoriclasse ma soprattutto perchè chi poteva e doveva scegliere - perché si era sbattuto per fare la trasmissione - ha indicato un’altra vera cuoca, una cuoca super top come Annarita Di Domenico che da molti anni è tra le migliori espressioni gastronomiche in Abruzzo e con capacità costante rispetta i protocolli rigidi legati alla tradizione. Era giusto. Ovviamente si. E’ stata una buona scelta ? Nuovamente rispondo si.
Anche perché Annarita è una persona splendida che certamente non merita i vomiti di acredine di un fotografo chietino che di cucina teramana ne sa quanto io di matematica e di scrippelle ne sa quanto io di cinese.
Sarà per questo che il fotografo chietino è stato sommerso da migliaia di sputazzi e tanti calci in culo sotto forma di like, commenti, condivisioni e circa 9000 letture del mio umile “ruggito” che in modo gioioso, a tratti scherzoso, cercava di stemperare i toni riportando al positivo invece che esaltare il negativo, e ricordando che si parlava di scrippelle, timballo, mozzarelle e pallottine e non di terremoto, guerre, morte e distruzione.
Ma il fotografo chietino sfanculato, non da me ma da migliaia di terrramani che hanno ben capito la vicenda, e lo hanno ben misurato, pesato e scartato, migliaia di teramani che ben hanno distinto il vero dall’odio fanatico, ha continuato a schiumare rabbia bavosa e con la rabbia negli occhi, in un italiano incerto privo di grammatica e sintassi, ha così continuato a farsi male, mancando di contestualizzare l’evento, cioè che si parlava di CIBO, PROMOZIONE DEL TERRITORIO, EMOZIONI, cioè che si cercava di fare del bene a Teramo e al territorio che necessita di un rilancio; che la brava Annarita stava cucinando nell’ambito di una trasmissione televisiva per cui nell’ambito di uno spettacolo televisivo, quanto più di spettacolo quanto più efficace per noi, per Teramo, per i teramani.
Ovviamente ci rifiutiamo di pensare che in tutto questo abbia pesato il fatto che la moglie del fotografo chietino è una cuoca, Lorena Di Michele, che avrebbe voluto partecipare al programma ma non è stata gradita. Perché sarebbe una cosa indegna.
Ovviamente ci rifiutiamo di pensare che in tutto questo abbia pesato il fatto che la suddetta moglie del fotografo avrebbe voluto collaborare con la nota Accademia della cucina teramana e non è stata gradita perché forse poco competente. Perché sarebbe una cosa vergognosa.
Ovviamente ci rifiutiamo di pensare che in tutto questo abbia pesato il fatto che sempre la cuoca moglie del signore di Chieti avrebbe voluto partecipare al programma Rai di grande rilevanza e di specifico settore ma non è stata accettata. Perché sarebbe una cosa schifosa.
E non vogliamo pensare che proprio detta moglie sia l’ispiratrice invidiosa di tutto questo.
Ovviamente da giacobino mi rifiuto di credere che Andreotti avesse ragione e che “a pensare male si fa peccato ma si ha ragione” e voglio continuare a pensare che non possano esistere persone così povere di spirito e così misere nell’animo da non saper distinguere il bene collettivo dal becero interesse personale. Non posso pensare che ci sia qualcuno incapace di pensare al bene e quindi vivere solo per il male. Solo per parlare male. Perché altrimenti dovrei pensare che è vero quanto mi hanno detto:” tutto sto casino, tutto questo odio, tutto sto livore per invidia, perché non li hanno voluti, e non li hanno voluti perché non ritenuti all’altezza, non giudicati capaci”.
E del resto, diciamolo, che ne può sapere un fotografo chietino di scrippelle e pallottine, timballo, mozzarelle, del profumo de li buccunutt’, della delicatezze de li scrippell’, della dolcezza de li caggiunitt’, delle emozioni sensoriali de li sfuggliatell. Si parla di Teramo, di Atri, di storia, di Gransasso innevato, delle nostre spiagge pulite, dei colori infiniti del nostro autunno. Si parla del sudore dei nostri contadini, delle tradizioni che affondano nei secoli, si parla di innovazione nel preservare le ricchezze della nostra terra, che ne può sapere un fotografo chietino che pensa ai giornalisti e quindi agli uomini come macchine in affitto per rispondere a questo o a quello. Caro fotografo, non solo i terrramani (e non io) l’hanno sfanculata nei fatti, non solo ha fatto una pessima figura – o pensa che anche tutti i commenti sono stati sollecitati da Marco De Siati – ma mo va beh che va beh, ma mica davero davero, ma mica lei è autorizzato a imputridire tutto ciò che vede attorno .
La sua vita e la sua storia mica la autorizzano a sporcare Teramo, la cucina teramana, i suoi migliori esponenti, la Teramo bella. L’ospitalità mica la autorizza a infangare lo sforzo di un gruppo di persone con scuse senza costrutto solo nutrite da insana invidia. Non voglio farle male chiedendole cosa ha mai fatto lei per credere di poter dare lezioni, perché sappiamo tutti che lei lezioni non ne può dare, però la gente se lo è chiesto, “di chiaè lu fije cussù”. Per chiudere diciamocelo fotografo chietino, lei non è nessuno per poter elevare queste critiche. Parli di fotografia ma non di cucina Quindi se le sue critiche non valgono nulla avrebbe potuto riservare migliore sorte per i suoi sfoghi rabbiosi. Mi dispiace per lei ma ha dato l’impressione di vivere male. Solo che la colpa non è della trasmissione Rai.
Stia al suo posto, Teramo non ha bisogno dei suoi consigli. La forchetta e lu cappellucc’ se lo metta dove può immaginare. Teramo ha bisogno di amore non di rabbia. Teramo ha bisogno di rispetto non di invidia e odio. Teramo ha bisogno di carezze non di volgari espressioni. Teramo ha bisogno delle sue tradizioni non del suo livore. Teramo ha bisogno dell’Accademia della cucina e di tutti i suoi aderenti. Teramo ha bisogno dei teramani e che i teramani siamo legati, uniti l’uno agli altri per risollevarsi da anni di buio e torpore. Teramo ha bisogno che si parli delle bellezze, delle ricchezze, delle perle preziose che ha, ha bisogno di “Sereno variabile” e di tutti coloro che vogliono e possono fare qualcosa per Teramo. Questo delle scrippelle è un capitolo chiuso. Ma Teramo no. Resta un capitolo aperto. Ma dal futuro incerto. E saranno i teramani a stabilire se continueremo a precipitare o invertiremo la rotta. I nostri figli, le nostre famiglie ci chiedono di fare di più per la nostra città. Di volerle più bene. Avast’ a chiacchierà cominciamo a fa li fitt’ !...Che poi mò, a pensarci bene, alle scrippell io preferisco du’ palluttin’ con la chitarra. Abbocca Annarììì !

Leo Nodari

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